Nido: Diventate anche voi ‘Tagesmutter’

Ancora tre giorni – ormai fuori programma – e finiamo il primo anno del nido in famiglia Tiny Talents. L’anno ha cominciato metà ottobre, così non possiamo parlare di un anno intero, ma è stato bello lungo e pieno di sfide. Sono arrivata stanca alla fine, ma non per colpa delle mattine, più per colpa delle notti con poco sonno.
Da un po’ lavoro sulle cartelle di fine anno e questo lavoro è anche il momento della auto-valutazione. I lavoretti dei bimbi, le foto dei momenti più belli e la valutazione sugli ‘checklists’ riportano tantissimi ricordi. Sì, anche l’anno prossimo vorrei fare la ‘Tagesmutter’, anzi, se siete senza lavoro e cercate un impegno da fare con i vostri bimbi, leggete le mie ragioni e i miei consigli come diventare una.

Comincio con le RAGIONI:
Tempo con i propri figli: è una follia che possiamo essere 3-4 mesi con i nostri figli (maternità 2+3 o 1+4) e dopo dobbiamo affidarli a qualcuno! Una nonna non è la mamma, una tata ancora meno e i nidi sono sempre un posto con punto interrogativo e con tanti altri bimbi. E’ legittimo di voler essere vicino ai nostri figli in questi primi anni di vita. Da madre di giorno (Tagesmutter), guadagno ancora alcuni anni che posso spendere osservando e guidando i miei figli prima di lasciarli nelle mani di qualcun altro in un asilo o addirittura nella scuola elementare.

Recupero di qualche guadagno: io lavoravo ore lunghissime prima e il mio lavoro si svolgeva ufficialmente nei pomeriggi fin alle 9 di sera. Queste ore non potevo più fare, così volendo o no, ho perso il mio lavoro. Essendo una donna con una educazione decisamente da donna indipendente (e tedesca), non mi andava di non poter contribuire alla cassa della famiglia. A dire il vero, il guadagno non può essere il motivo numero uno per aprire un nido in famiglia, perché si lavora in un associazione culturale e non si guadagna, si sposta i costi solamente. Inoltre se guardo la rendicontazione del anno, sono ancora molto in rosso: dovevo investire nell’attività all’inizio (giocattoli, mobili, libri, etc.). Tutti questo rimarrà e non dovrà essere ri-acquisito, allora penso e spero che con i numeri andrà un po’ meglio nel secondo anno.

Recupero di auto-stima: più importante del guadagno invece è stato di essere attiva e impegnarmi per un lavoro che mi ha tenuto nel mondo degli educatori (avevo 15 anni di carriera da insegnante di lingue dietro le spalle). Di nuovo ho avuto il motivo di leggere, ma invece sugli esami e le lezioni per preparare a professioni vari, questa volta mi sono immersa nella letteratura sull’insegnamento delle lingue e altre materie ai bambini. Ho accumulato una montagna di materiali, liste di attività, ho letto di nuovo libri di Maria Montessori, tanti blog di mamme discutendo difficoltà con e gestione di bambini, tutto quello che mi poteva servire, mi poteva preparare ad essere al livello dei bambini.

Più contenuto ai figli: Continuando il punto precedente, si alza anche il livello di educare i figli. Mi dà fastidio quando mi chiamano Super-Mamma, perché io so più di qualunque altro quanti difetti ho ancora, ma lo so anche che offro attività rilevanti ai miei figli, seguo i loro interessi e do una guida di che cosa possono imparare, provare ed esperimentare. Mi siedo con loro a dipingere e disegnare delle linee, leggo mille storie e le recito con loro (adesso solo Enrico), li faccio fare le cose da soli (Eli mangia con cucchiaino e forchetta da quando aveva 11 mesi e si pulisce la bocca con la tovagliolina, Enrico si veste da solo (maglietta, pantaloncini, calzini) da quando aveva 28 mesi e versa l’acqua da solo nel suo bicchiere dalla bottiglia, etc. Tante mamme non insegnano queste cose ai figli, ma non perché non lo vogliono o perché sbagliano: prendiamo troppo velocemente l’abitudine di sbrigare le cose, di aiutare e senza un’attenzione in più semplicemente non ci si pensa di far fare alcune cose ai bambini piccoli.

Un cerchio di persone che ci assomigliano: diventare una mamma significa anche perdere delle amiche che non sono mamme (anche giustamente di collegare più forte con quelle che lo sono invece), spesso perdere colleghi, cerchi di persone che ci si frequentava prima. Lavorando con bambini ci porta alla nostra porta anche le loro mamme che molto probabilmente saranno simili a noi. Con loro sarà di nuovo piacevole di chiacchierare. Condividiamo il target: il benessere dei nostri figli. Si diventa una squadra, una squadra forte. Questo è una vera soddisfazione nel fare quest’attività.

Questi sono quelle ragioni che mi vengono in mente al volo. Ma ecco cosa ho imparato sbagliando o semplicemente con le esperienze, ecco i miei CONSIGLI:
Filtra le mamme ed evita i figli degli amici: consiglio numero uno in assoluto. Potrebbe succedere che il bisogno di trovare bambini ci lascia convincere di prendere figli di donne con cui non abbiamo un buon ‘feeling’. Molto probabilmente non andrà bene, perché ogni suggerimento o considerazione che darai alla mamma, arriverà a lei come critica e difenderà il proprio figlio invece di affrontare la situazione insieme a te. Ancora peggio se si tratta dei amici che non ti accettano come educatrice, ma pensano di aver trovato una tata economica per il loro figlio e ti tratteranno proprio così. Si rischia di perdere questi amici ed anche gli amici dei figli.
Prepara i tuoi figli: Questo ho imparato sulla mia pelle. L’arrivo di un bambino sconosciuto nella nostra casa è come avere un fratellino all’improvviso. Si scatena la gelosia, i propri figli vanno in tilt. Il bambino nuovo vuole la sua mamma e ha bisogno di tenerezza, ma con i propri figli in capriccio totale questo è poco rassicurante o possibile. Una situazione che si può evitare facilmente preparando i figli. Per almeno 2 settimane dovete immaginare il bambino che sta per arrivare (come con un fratellino), parlare cosa si farà, quali compiti avranno i propri figli e come si sentirà la mamma. Nei primi giorni dell’inserimento, i propri figli avranno bisogno di più attenzione (e coccole), il bimbo nuovo sarà ancora preso dai nuovi giocattoli. Poi i bambini che già sanno la routine del giorno possono insegnare al nuovo arrivato cosa fare e come. Così diventiamo complici in un gioco e non avversari nella lotta per l’attenzione della mamma.
Chiarisci gli spazi per l’attività: siete a casa vostra. L’attività di un nido in famiglia richiede una stanza che si usa solo con i bambini del nido. Gli altri spazi (la cucina, il bagno) possono essere spazi comuni. La stanza sarà piena di giocattoli, che significa che i vostri figli vorranno giocarci. Una cosa che funziona molto bene a casa mia è di chiudere la porta del nido nel pomeriggio e giocare nella stanza dei bimbi, quando non c’è scuola. Io anche la lingua cambio, nel nido parlo solo inglese e la regola di mettere un giocattolo in ordine prima di tirare fuori un’altro vale sempre lì, mentre nella cameretta si può fare anche ‘un macello’. Sarete sorpresi quando i bimbi riescono a seguire le regole degli spazi adeguatamente: come fanno con le persone, con alcune possono permettersi di più con altri meno.
Progetta ogni minuto della giornata: sembra facile, ma prima di cominciare pensa di questa situazione: dopo pranzo hai 5 bambini nel bagno (piccolo) e li devi tutti lavare, cambiare, sistemare. Sono già stanchi e due cominciano a appoggiarsi sulla terra con la testa in giù, un gioco che diventa presto un wrestling tra doccia e mobile di bagno, mentre tu cambi uno di loro e non lo puoi lasciare senza sorveglianza sul fasciatoio. Che fai?
La risposta è: metti un set di dinosauri o altre figurine in una scatola per terra (fuori dalla porta se il bagno è piccolo), chiudi porte delle altre stanze e lascia i bimbi che aspettano di essere preparati per l’uscita giocare uno accanto l’altro. Il giocattolo che scegli deve essere disponibile solo nel bagno (non lo usate nel nido ad esempio) e deve avere figurine simili a disposizione di ogni bambino (per evitare litighi chi vuole quale). Io lavoro tanto con i colori: ogni bambino ha un colore e miracolosamente è felice se trova un pupazzo del suo colore. Non tocca invece quelli degli altri. Noi, donne, siamo super-brave di pensare in anticipo a tutte le possibilità e delle soluzioni. Fai lo stesso facendo una prova della tua giornata camminando da una stanza all’altra e immaginando come i bambini si potranno comportare lì.
Progetti attività, non solo gioco: qua so che altri nidi in famiglia pensano diversamente. Alcune mamme sono bravissime di tenere i bambini impegnati con giochi diversi per ore. Io vedo tanto caos in fare le cose così, e per qualche motivo i bimbi presto cominceranno di togliere giocattoli uno dall’altro e litigarsi poi. Così ho preso l’abitudine di dare a loro mezz’ora di tempo per gioco silenzioso (il tempo che mi serve per osservarli quale giocattolo scelgono, come interagiscono con gli altri e come reagiscono in situazioni imprevedibili), poi li coinvolgo in un gioco da fare insieme che finisce con lo YOGA. Dopo la merenda torniamo nel nido e facciamo l’attività del giorno (spesso anche per un’ora). Ogni giorno scegliamo un’attività diverso (lunedì: sviluppo dei sensi, martedì: vita pratica, mercoledì: creatività, giovedì: movimento, venerdì: lingua). Dopo l’attività di nuovo giochiamo, anche se a quest’ora già si sentirà la stanchezza (e anche la fame) dei bimbi: questa ultima mezz’ora prima del pranzo è più stancante della intera mattina. Sicuramente aiutano giochi semplici (memo o qualche gioco semplicissimo di società) o un gioco di simbolismo (facciamo finta di cucinare, di fare la spesa, di aggiustare una cosa rotta, etc).
Scrivi un programma per un mese in anticipo e valuta il tuo lavoro durante e dopo: Mi dovete perdonare, sono stata una coordinatrice didattica prima, il mio lavoro è stato di scrivere dei progetti didattici e seguirli. Giustamente ho portato a casa la mia eredità di fare questo lavoro con preparazione e professionalità. Io progetto ogni attività con un mese in anticipo scegliendo un argomento per il mese. Durante il mese prendo appunti sulle attività fatte e riconfermo le attività da venire. Alla fine del mese guardo quale attività sono andate bene, dove i bambini hanno bisogno di più attenzione (ad esempio, quando un bimbo ha cominciato a parlare, ho intensificato il profilo della lingua per favorire il suo sviluppo linguistico, mentre quando un’altro bambino ha fatto capire che adorava lavorare a mano, ho inserito nuovi compiti facendo lavorare le piccole mani). Il programma va scritto per i bambini nel gruppo attuale e non generalmente. Così evito monotonia e tanta ripetizione e progetto sviluppo, diversità e apprendimento.

Vorrei finire con alcuni dettagli che ancora non si conoscono in generale:
per aprire un nido in famiglia non occorre nessun permesso (in Sicilia);
– si deve aprire un associazione culturale (con statuto e due altri fondatori) oppure – come ho fatto io – si può associare ad un esistente associazione culturale (io lavoro con la Casa dei Bimbi). Non si può fare questa attività con una Partita IVA, perché deve essere un’organizzazione non a scopo di lucro;
– si rilasciano delle ricevute (disponibili in centri fiscali) e si fa una rendicontazione mensile/annuale raccogliendo delle fatture rilevanti;
– si deve lavorare nella propria abitazione offrendo una stanza per le attività durante il giorno ai bimbi del nido, si possono usare gli altri spazi (cucina, bagno, etc);
– si decide sugli orari, sugli servizi aggiunti autonomamente;
– si può prendere fino a 6 bambini (età 0-3) se si lavora da soli, i propri figli inclusi.

Una possibilità che aiuta alle mamme senza lavoro e chiuse a casa per reintegrarsi nel mondo del lavoro, rimanendo mamme.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s