Nido: Insegnare inglese ai bambini di due anni? Of course!

Non sarò l’unica donna che dopo l’arrivo dei figli ha cominciato di avere problemi con il lavoro  poi di perderlo. Fortunatamente, ho avuto la possibilità di aprire un nido in famiglia in ottobre 2016. Oltre ai miei due figli (Enrico due anni quasi a quel tempo, Eli 4 mesi) una coppia di amici ha chiesto aiuto con il loro figlio (due anni e un mese allora) fino alla fine dell’anno quando doveva cominciare l’inserimento in una scuola grande. Giulio è venuto ogni mattina da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13. Come accordato, io ho parlato solo in inglese di mattina. Onestamente non abbiamo avuto grandi aspettativi considerando l’età dei piccoli. Però…

Avevo già usato l’inglese con Enrico prima, ma onestamente, nella maggior parte dei casi avevo finito in un chaos delle lingue. Essendo spesso fuori al parco, avevo parlato tanto italiano e ogni tanto mischiavo anche l’ungherese tra le altre lingue. Enrico è stato avanti rispetto alla sua età linguisticamente, ma aveva preferito l’italiano alle altre lingue. Giulio è stato molto attiva e agile, e già parlava in italiano, ma nel formulare delle parole aveva ancora difficoltà giustamente. Anche lui parlava in italiano solo.
Ma da quando ho cominciato con le mattine a casa, finalmente ho trovato un sistema. L’approccio è stato semplicissimo: parlare solo in inglese con loro in ogni situazione (mentre giocavamo o mangiavamo o cambiavamo il pannolino, etc.).
Abbiamo anche fatto ogni giorno delle attività: lunedì e giovedì cercavamo di uscire al parco a fare una passeggiata, martedì facevamo attività della vita pratica (vedi: Montessori), mercoledì è diventato il giorno della creatività (craft), mentre venerdì abbiamo letto storie, cantato canzoni oppure giocato con giochi che miravano allo sviluppo della lingua.
Abbiamo anche introdotto piccoli abitudini: ad esempio ad ogni pasto (merendina e pranzo) ho letto una storia a loro, la nostra scelta è stata ‘The Very Hungry Caterpillar’.

Ho cambiato in italiano solo in occasioni estremi: nel caso di pericolo, se dovevo parlare con qualcuno che non ha parlato l’inglese, se uno dei bimbi non si sentiva bene e dovevo capire subito il problema e in due occasioni per spiegare perché un comportamento non andava bene, siccome non sembravano capire in inglese. Ma in ogni altro momento ho usato solo l’inglese.

Come detto: abbiamo cominciato metà ottobre. Oggi, il 24 dicembre, vorrei descrivere quali risultati abbiamo avuto.
Per un mese non possiamo dire di aver visto cambiamenti. I bambini hanno fatto quello che io ho chiesto a loro, ma usando tanto l’interpretazione della situazione. Dopo un mese ho notato che seguono istruzioni anche senza che io puntassi agli oggetti o nelle direzioni. Ho fatto la prova con diversi giocattoli (puzzle di legno con cibi o animali, cucina mini) e ho chiesto a loro di prendere questo o quello e metterlo sotto/sopra/accanto ad altre cose oppure nei loro posti. Hanno fatto sempre quando volevano (parlando di bimbi di due anni, ogni tanto non lo volevano fare).
Oltre di questo hanno cominciato di finire le frasi della storia della pappa e dicevano parole in situazioni adatti da solo, senza il mio richiamo (ad esempio, diceva soap mentre apriva l’acqua in bagno oppure fork mentre apparecchiava). Contare fino a 10, riconoscere colori è diventato un esercizio facilissimo per loro. Usavano frasi nelle situazioni giusti (Thank you, Sorry, Can I play?). Ancora rispondevano in italiano, ma anche facendo discorsi più difficili in inglese, rispondevano correttamente, anche se in italiano.

Già dal inizio ho offerto un servizio spazio gioco in inglese anche a bimbi esterni. Potevano venire tre volte alla settimana e raggiungerci nei nostri giochi e nelle nostre attività. Alcuni bambini hanno cominciato a venire una volta ogni settimana. Con loro ho visto sviluppi molto più lenti: le parole che hanno cominciato ad usare (Thank you, Please, numeri, colori), potevano imparare a casa o con l’aiuto di programmi televisivi. La nostra attività è stata solo un rinforzo. Mancava anche il legame che ho avuto con i bimbi che venivano ogni mattina. Un’altra prova che per insegnare ai bimbi una lingua, la cosa più importante è la consistenza.

Questo mette in dubbio anche il senso dei corsi. Facendo inglese una o due volte alla settimana fallisce per lo stesso motivo. Gli insegnanti non riescono ad insegnare tanto perché i bambini non riescono a memorizzare tanto non avendo continuità e abbastanza ripetizione. Per questo fanno poco più dei numeri, del alfabeto e dei colori.

Pensate anche a tutti i vostri amici che hanno fatto sempre inglese nella vita, sono andati all’estero ogni anno in un college e comunque hanno un accento molto forte nella lingua. Si parla di un età sensibile (12 anni): si pensa che se qualcuno comincia ad imparare una lingua sotto 12 anni, avrà una pronuncia vicina a quella della madrelingua, mentre ad esempio adulti raramente saranno capaci di cancellare il loro accento straniero in una seconda lingua. Ma anche sotto 12 anni, se non c’è continuità (e questo significa quasi ogni giorno), si perde facilmente tutto quello che si ha imparato.

Rimane ancora come possibilità di insegnare l’inglese ai bimbi con una ragazza alla pari (au pair). Ci sono delle considerazioni di ogni madre prima di scegliere una ragazza:
– Sarà una ragazza giovane abbastanza responsabile?
– Saprà muoversi in sicurezza sulle strade di Palermo dove attraversare la strada è a volta una sfida?
– Abbiamo una stanza che lei potrà usare?
– Sarà un disturbo per la famiglia la sua presenza continua?
– Sono i costi (la paghetta) della ragazza più convenienti di una tata locale?
A volta c’è la possibilità di rispondere ‘sì’ ad ogni di queste domande (oppure sperare di sì). Ma nella mia esperienza, anche se il bambino impara qualche inglese, non arriva mai ad un livello alto, forse a causa dei spessi cambi delle ragazze oppure non avendo continuità nel uso della lingua inglese. Ma onestamente non conosco nessuno che abbia imparato inglese dalle tate di madre lingua.

Rimane il discorso della pronuncia: io sono ungherese, ho una pronuncia straniera sia nel italiano, sia nel inglese. Ho fatto il livello più altro della conoscenza del inglese (CPE di Cambridge), e ho avuto voto massimo per il parlato, ma si sente che sono straniera.
Il primo punto importante è a capire, che non si può diventare madrelingua in una lingua senza vivere nel paese del origine. Questo sto capendo adesso con i miei figli (almeno quello grande al momento) e  l’ungherese. Anche se alcuni bambini hanno un genitore di un’altra lingua, raramente parleranno la lingua da madrelingua vivendo in un altro paese. Non c’è questo problema se tutte e due genitori parlano una lingua diversa di quella del posto. Perché? Perché si impara una lingua ascoltando discorsi: domande e risposte. I bambini devono assumere tutte e due ruoli: quello che chiede e quello che risponde. Se solo rispondono (pensate alle domande dei personaggi in TV come Topolino), saranno capaci a fare solo questo, ma non faranno domande che oltre tutto sono la base per conoscere il mondo.
Ecco perché la TV non basta, anche se aiuta a sviluppare l’ascolto tanto.

Ho avuto l’opportunità di lavorare in un centro linguistico di una scuola materna per maschi in Irlanda. Bambini stranieri dovevano venire ogni giorno per un’ora nel centro a fare esercizi in inglese con una maestra finché non sono stati completamente integrati linguisticamente nella società scolastica. Anche lì ho visto che per un mese questi ragazzi non hanno parlato niente, hanno solo ascoltato e cercavano comunicare nella loro lingua madre. Ma dopo un mese, c’era sempre un salto incredibile. Alcuni bambini hanno imparato parlare in inglese fluentemente in pochi mesi. Altri hanno impegnato anche un anno (comunque poco considerando che da adulti ci impegniamo anni). Alla mia domanda, perché esisteva questa differenza notevole (i ragazzi erano tutti abbastanza bravi nelle altre materie), la maestra capo mi ha spiegato che quelli che imparano velocemente hanno genitori che anche a casa usano occasionalmente l’inglese (anche essendo entrambi genitori stranieri), allora danno un certo rispetto alla lingua. Mentre i bambini che impegnano più a lungo prima di parlare inglese, a casa usano solo la loro madre lingua.

Allora come conclusione possiamo dire:
– Si può insegnare una lingua straniera anche a bambini piccoli usando la lingua ogni giorno,
– Si deve dare tanta possibilità ai bimbi di incontrare la stessa lingua straniera in situazioni diversi (guardando TV in inglese, facendo ‘Only English Hour’, un’ora quando tutti a casa parlano solo l’inglese, mandandoli in posti dove si parla la lingua come un nido o una scuola, etc),
– Non si deve seguire rigorosamente un programma (oggi numeri, domani colori, dopodomani nomi di animali), ma si dovrebbe semplicemente parlare di tutto in inglese, facendo discorsi (domande e risposte).

Stanno continuamente aprendo scuole che ormai usano solo inglese con i bimbi, una cosa molto positiva. In un nido di famiglia, la madre/maestra ha ancora più tempo a dedicare ad ogni bambino, allora i risultati sono ancora più visibili. Penso che nidi in famiglia in inglese sono ancora rari. Ma qualunque sia la vostra scelta per il vostro figlio, buttatevi con loro nell’avventura della lingua inglese e praticate, imparate, sperimentate, parlate insieme questa bellissima lingua.

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